E' POSSIBILE CHE BERTOLASO SIA ANCORA VIVO?
 
 
 
Ascoltiamo allibiti e indignati, le dichiarazioni a getto continuo di esperti, sismologhi, vulcanologi. Intervengono anche gli “storici”per descrivere nel corso dei secoli i terremoti, devastanti, che hanno colpito città e paesi di questo Abruzzo che sta vivendo una immane tragedia. Tutti si stanno dirigendo verso quelle zone, vigili del fuoco, militari, volontari,medici. 

C’è il rischio che le strade si ingolfino, che le auto rimangano bloccate. Il presidente del Consiglio ha annullato la “gita” a Mosca e annuncia che è in partenza per l’Aquila. Da Arcore ha firmato un decreto che nomina Bertolaso commissario straordinario ed ha proclamato l’emergenza nazionale.
 
A Roma si susseguono riunioni di commissione, di esperti. Uno dei più autorevoli, il professor Boschi, parla al Gr 1. E’ arrivato nella capitale con un aereo Alitalia partito da Bologna, ma dall’areo non può scendere perché manca la scaletta. Passa il tempo e lui denuncia dai microfoni della Rai una situazione che, appunto, era nota a tutti.

Tutti sapevano, ma nessuno ha fatto niente se , ora dopo ora, le notizie che si susseguono ci danno il quadro di una situazione incredibile. Perfino un ospedale non è più in grado di funzionare, in parte è inutilizzabile,manca l’acqua potabile e i sanitari chiedono che si apra un ospedale campo. Un albergo è addirittura crollato. Chi dice che i terremoti non si possono prevedere dice il falso secondo il sismologo Giuliani che aveva previsto tutto. Da tempo si avvertivano scosse continue, uno “sciame”, che la popolazione era allarmata, che le denunce erano arrivate a chi di dovere e che tutto era stato preso sottogamba. Anzi chi aveva denunciato si è a sua volta trovato, crediamo, incriminato per aver diffuso falsi allarmi. Che si è fatto?
 
Ma se era nota a tutti la pericolosità di questa area del nostro paese è mai possibile che la strada della prevenzione sia stata non tanto abbandonata ma mai praticata? Certo in particolare si può intervenire per accertare che le nuove costruzioni siano fatte a regola d’arte. Per quelle più vecchie però si possono fare accertamenti sul loro stato. 

Un ospedale dovrebbe essere messo in sicurezza, un albergo è un luogo che dovrebbe garantire certezze per gli ospiti,invece crolla.
Si parla del centro storico dell’Aquila come di una cosa che c’era, ora non c’è più. Onna, Paganica sembrano essere fra i paesi più colpiti. Perfino la Casa dello Studente, una palazzina di quattro piani, non ha retto. Si è inclinata su un fianco, ci sono ragazzi morti. Si scava con le mani fra le macerie, a mani nude. Chi si è salvato ha fatto le valigie e sta scappando. 

Il comune capoluogo aveva chiesto la proclamazione dello stato di emergenza, già da qualche tempo? Che fine ha fatto la domanda? Dicono le “autorità” che questo non è il tempo delle polemiche, che ora bisogna salvare le persone, che i morti stanno aumentando così come i feriti, che circa cinquantamila saranno gli sfollati, forse molti di più.
 
No, la polemica, la denuncia la dobbiamo fare qui ed ora, perché sappiamo come sono andate a finire altre dolorose vicende, altre tragedie. Basterebbe ricordarne una sola, quella del Belice. Per questo bisogna dire le cose come stanno, perché da subito si metta mano a quella grande opera di prevenzione che era stata annunciata ormai molti anni fa quando venne redatta la mappa della pericolosità che è rimasta solo una mappa.