La sala cinema del CPA Firenze Sud è stata dedicata al nostro amico
e compagno Enrico deceduto lo scorso 30 ottobre a causa di un tumore. Quindi la
sala cinema si chiamerà da ora in avanti sala cinema "Enrico Signori".
Ciao Enrico!
THX
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testo del flyer della rassegna Semplicemente... Ugo:
Officine Cinematografiche & CPA Fi-Sud
presentano
SEMPLICEMENTE... UGO - rassegna di film di e con Ugo Tognazzi
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Le
Officine Cinematografiche proseguono la stagione autunno-inverno con
una rassegna dedicata ad Ugo Tognazzi. Dal 17 novembre all'8 dicembre
si proiettano Il commissario Pepe, Il fischio al naso, La grande abbuffata ed Amici miei, sempre in pellicola, sempre di lunedi e sempre
nella sala cinema, che dall'inizio di novembre è diventata la Sala
cinema Enrico Signori.
Nel 1978 Il Male, un periodico che già
così com'era le sparava talmente grosse da incorrere nel sequestro
almeno una volta al mese, ebbe l'idea di pubblicare false "prime
pagine" di quotidiano che facevano il verso agli originali, facendo
imbestialire orde di redattori che ci tenevano un sacco alla obitoriale
serietà delle loro gazzette.
Ad una di queste operazioni si prestò
Ugo Tognazzi, che si fece fotografare ammanettato da due falsi
carabinieri, e finì in prima pagina sulla finta "La Stampa" qui
riprodotta. Disse di aver agito per rivendicare il diritto alla
cazzata. Riccardo Venturi ricorda così quell'episodio.
...Con un
mio amico si uscì di nascosto di classe per andare a comprare il "Male"
all'edicola davanti a scuola; poi, usciti alla fine delle lezioni, si
montò sul primo autobus (neanche quello per casa, ce ne importava una
sega) e si srotolarono i giornali sulle pagine finte, prima stando in
silenzio e poi commentando indignati.
Scene dell'altro mondo, dopo
un po'. Gente che berciava cose tipo: "Al muro! Bisognerebbe metterlo
al muro!", oppure "Voleva fà tutto, i' cuoco, i' finocchio....alla
forca, brutto merdoso!"; un tizio si vide uscire dall'autobus e
mettersi a correre perché voleva arrivare in tempo per il telegiornale,
una signora scese tre fermate prima perché aveva visto una cabina del
telefono (si era nella lontana era pre-cellulare) e voleva chiamare a
casa.
Il clou: persino l'autista, a una fermata, uscì dal posto di
guida per venire a vedere. Quando finalmente si scese dall'autobus,
credo che si sia stati per una mezz'ora a piangere dalle risate...
Postato da Administrator il Monday, 17 November @ 14:01:56 CET
Visto che a Firenze sta prendendo sempre più piede -specialmente fra i piu' giovani- sia il movimento Casa Pound che Forza Nuova che Azione Giovani evviadicendo tutte queste nazi/fascistaggini varie ho deciso di pubbicare questo articolo tratto dal Nodo d'informazione sulla mobilitazione contro la legge 133 (Decreto Gelmini) a Scienze Politiche di BolognascipolMOVE. Spero che serva a chiarire chi sono in realtà gli aderenti ai vari movimenti di estrema destra: provocatori e picchiatori amici della polizia.
Questo è la videoinchiesta prodotta dai compagni della RAM (Rete
Antifascista Metropolitana) di Roma in merito a quanto avvenuto a
Piazza Navona lo scorso 29 ottobre. Torniamo sulla questione, non per
feticismo, ma perché il video oltre ad essere esauriente e ben fatto
mostra (verso la fine) un ulteriore indizio circa il coinvolgimento di
Forza Nuova.
Per approfondire dinamiche e ruoli dei protagonisti in negativo del
29 ottobre 2008, è disponibile un dossier degli antifascisti e delle
antifasciste di Roma.
Nella trama la storia si svolge interamente, ma fittiziamente, a Roma (in realtà, vedi infra, tutte le scene esterne sono state girate a Torino).
La storia ha inizio in un piccolo teatro della capitale dove si tiene
un congresso di parapsicologia tenuto da una sensitiva tedesca, Helga
Ulmann (Macha Méril).
Dopo aver dato dimostrazione delle sue facoltà medianiche rivelando il
nome di un signore seduto in platea senza averlo mai conosciuto la
medium lancia un urlo. Dopo essersi calmata dice di aver avuto la
sensazione che una lama invisibile attraversasse il suo corpo ma
tranquillizza subito i suoi assistenti e decide di continuare con il
congresso. Dopo pochi secondi quella terribile sensazione la raggiunge
nuovamente, ma questa volta in maniera estrememente violenta e molto
più chiara. La Ulmann afferma di essere senza volerlo entrata in
contatto con una mente perversa, probabilmente presente tra il
pubblico. Dice anche che questa persona ha già ucciso e che ucciderà
ancora. Infine parla di una villa e di una strana nenia infantile.
Tornata a casa, la sensitiva mentre parla al telefono comincia a
sentire una strana musica, molto simile ad una canzoncina per bambini.
Dopo un po' suonano alla porta e mentre sta per andare ad aprire la
terribile sensazione avuta in teatro si ripresenta. La donna non ha il
tempo di riordinare le idee che la porta viene sfondata e una mano
contenente una mannaia da macellaio sferza violenti colpi sul corpo
della donna che cade al suolo. Si rialza e cerca di scappare, raggiunge
una finestra per gridare aiuto, ma prima che la apra l'assassino la
colpisce a morte.
In quel momento il pianista inglese Marc Daly (David Hemmings), arrivato a Roma per insegnare jazz,
assiste dalla strada all'epilogo del delitto. Il suo appartamento è
nello stesso stabile in cui si svolge l'assassinio. Con lui c'è Carlo (Gabriele Lavia), un altro pianista amico di vecchia data nonché amante di un travestito, completamente ubriaco. Mentre Carlo rimane in strada, Marc sale subito dentro l'abitazione della medium, venendo poi raggiunto poco dopo dalla polizia, guidata dall'irruente commissario Calcabrini (Eros Pagni). Appare improvvisamente sulla scena anche una giovane giornalista, Gianna Brezzi (Daria Nicolodi, all'epoca compagna di Dario Argento). Gianna attratta da Marc e intrigata dal possibile scoop decide di non lasciarlo solo nelle indagini.
Un parapsicologo che era stato presente alla conferenza dice che la
nenia infantile è contenuta in un vecchio libretto di leggende
popolari. Marc riesce a trovarlo in una biblioteca. Il libro contiene
una fotografia di una villa. Con la sola fotografia in mano, Marc cerca
di capire dove si trovi la villa. L'unico elemento è una grande pianta
nel giardino, molto rara per la zona di Roma. In giornata Marc si reca
anche a casa di Carlo, per sincerarsi che abbia smaltito la sbronza.
Conosce la madre, Marta, ex attrice a riposo (Clara Calamai).
Mentre indaga, Daly s'accorge di essere diventato il bersaglio
numero uno del killer, che intanto continua con i delitti, arrivando
sempre più vicino a lui e uccidendo tutte le persone che gli stanno
vicino oppure che arrivano alla verità. Muoiono infatti, uno dopo
l'altro, la scrittrice Amanda Righetti (Giuliana Calandra), autrice del libro in cui si parla della villa e lo psichiatra Giordani (Glauco Mauri),
già presente alla seduta della medium e collaboratore di Marc alle
indagini, che scopre il nome del killer lasciato da quest'ultima sullo
specchio del bagno di casa.
Proseguendo nelle sue indagini, Marc Daly mostra la foto a diversi
vivaisti; uno di questi riconosce la pianta venduta anni prima e gli
fornisce l'indirizzo della villa. Questa è disabitata, ma custodita. Il
musicista rintraccia il custode, che ha una figlia in età scolare, Olga
(Nicoletta Elmi),
e si fa prestare le chiavi. Quando entra nella villa, scopre subito
qualcosa d'interessante: sotto l'intonaco di una parete c'è un affresco
raccapricciante che raffigura un bambino con un lungo coltello in mano
e un uomo gigantesco con il petto inondato di sangue.
Tornato a casa, però, Daly decide di abbandonare le sue ricerche e
decide di partire da Roma: chiede a Gianna se vuole andare con lui in
Spagna. La giornalista accetta entusiasta e i due si danno appuntamento
per la sera stessa. Ma a Daly torna in mente una cosa: la villa che ha
appena visitato ha quattro finestre, mentre nella foto ce ne sono
cinque. Decide allora di tornare a vedere. Scopre che c'è una stanza
murata all'interno della villa. Con un piccone abbatte il muro
divisorio e con sua grande sorpresa trova un corpo mummificato
all'interno. Subito dopo riceve un colpo sulla testa e sviene.
Quando si sveglia vede il volto di Gianna: la giornalista lo ha
seguito e lo ha portato fuori della villa, cui qualcuno ha appiccato il
fuoco. Poco dopo Marc e Gianna sono nella casa del custode e il
musicista ha un sussulto quando scopre un disegno nella cameretta della
bambina che è uguale a quello che ha trovato dentro la villa, scavando
sotto l'intonaco. Marcus interroga la bimba, che confessa di aver
copiato il disegno a scuola: l'ha trovato in una vecchia raccolta
mentre era stata messa in punizione in archivio. Marc e Gianna si
recano subito nella scuola di Olga e si mettono a cercare insieme il
disegno. Mentre Gianna si allontana per chiamare la polizia, Marc trova
il disegno e ne legge la firma. Cerca immediatamente Gianna, ma la
trova con un coltello piantato nel fianco. La giornalista però è ancora
viva. Il killer, dunque, è già dentro la scuola. Marc dichiara al
killer ancora nascosto di aver riconosciuto la sua identità. Alle sue
spalle appare l'amico e collega Carlo che gli punta la pistola. Ma
prima che prema il grilletto, viene messo in fuga dalla polizia. Carlo
però non fa molta strada: viene prima investito e trascinato da un
camion e poi ucciso da una macchina, che gli schiaccia la testa.
Tutto risolto? Mentre Gianna viene portata in ospedale, Marc torna
verso il suo appartamento e ripensa agli episodi che gli sono accaduti.
Si rende conto che Carlo non può essere il killer perché era con lui
mentre accadeva il primo delitto e quindi decide di entrare nella casa
della medium per cercare nuovi indizi. Appena entra si rende conto di
aver già visto il misterioso assassino, il cui volto era riflesso in
uno specchio.
Si ripete la scena già vista nella scuola: Marc si volta e vede in
faccia il killer, questa volta quello vero: il suo volto è quello di
Marta (Clara Calamai),
la pazza madre di Carlo, che quando quest'ultimo era piccolo aveva
assassinato sotto i suoi occhi il padre, che voleva ricoverarla in
clinica perché malata. Carlo, da bambino, aveva quindi dipinto a scuola
l'orrenda scena del delitto. La villa era stata la prima abitazione di
Carlo e il corpo mummificato era quello di suo padre.
Marta cerca di colpire Marc con una mannaia, finendo però incastrata
per colpa di un ciondolo di metallo con grossi elementi nelle
inferriate dell'ascensore. Il pianista preme allora il tasto per far
scendere l'ascensore, e la donna si decapita con la sua stessa collana.
I titoli, accompagnati dall'angosciante tema musicale, scorrono su una
macchia rosso sangue, in cui si vede riflesso il volto del protagonista.
Il film è stato girato prevalentemente a Torino, ma anche a Roma e Perugia.
La lugubre villa "del bambino urlante" dove Marc rinviene il cadavere è sita a Torino in Corso Giovanni Lanza 57, ed è nota come Villa Scott, dal nome del committente della sua costruzione, progettata da Pietro Fenoglio nel 1902 ed esempio di stile liberty dell'epoca. Attualmente ristrutturata ed abitata da privati, all'epoca del film ospitava un convitto femminile gestito da suore. Per girare le scene, la produzione pagò un periodo di villeggiatura alle suore ed alle ragazze del convitto ivi dimoranti.
Il locale dove suona Carlo in realtà non è mai esistito. La
scenografia fu costruita di fronte all'abitazione di Marc, ed è un
chiaro omaggio al quadro Nighthawks di Edward Hopper; il palazzo dove si trova l'abitazione è a Torino in Piazza C.L.N. 236bis, dove avviene anche l'assassinio della sensitiva e la scena finale in cui muore Marta. Nel palazzo abitava il co-sceneggiatore del film Bernardino Zapponi. L'ascensore utilizzato nella scena è tutt'ora funzionante e viene utilizzato dagli inquilini del palazzo.
La fontana dove ha luogo il colloquio tra Carlo ubriaco e Marc, è la Fontana del Po, sempre in Piazza C.L.N. Negli stessi paraggi (il parcheggio sotterraneo sotto la suddetta piazza, tutt'ora attivo) furono girate alcune scene dell'inseguimento tra la Porsche 356 e la Fiat 125 che appaiono in un altro film di Dario Argento, Il gatto a nove code.
La scena del congresso di parapsicologia è stata girata all'interno del famoso Teatro Carignano di Torino, in Piazza Carignano 6, attualmente riaperto dopo un accurato restauro.
La scena iniziale del film, con le prove del gruppo jazz di Marc, è stata girata al Tempio di Sant'Angelo a Perugia.
Sempre a Perugia, nel Cimitero monumentale, è stata girata la scena del funerale della medium Helga.
La scuola Leonardo da Vinci, dove Marc entra di notte per cercare il disegno, è in realtà il Liceo Classico Mamiani di Roma.
Nel film i mezzi utilizzati nelle scene hanno un ruolo importante. Tra essi si ricordano la Fiat 500, in precarie condizioni, di Gianna Brezzi, teatro delle discussioni tra la stessa e Marc, la Lancia Beta noleggiata da Marc, la Lancia Beta Coupé che uccide Carlo schiacciandogli il capo e l'autocarro Fiat 642
che lo travolge e trascina. Come detto, il film è ambientato a Roma ma
è stato quasi interamente girato a Torino. Ciò spiega perché,
nonostante vi siano molte scene ambientate per strada e in automobile,
in nessuna di esse vengono inquadrate le targhe dei veicoli.
In Giappone il film uscì solo alcuni anni dopo l'uscita italiana, con il titolo Suspiria - Parte II, ed è sempre presente ai primissimi posti nelle classifiche dei film preferiti dalle adolescenti, insieme a Vacanze romane di William Wyler[senza fonte].
A causa dello spostamento del sito http://www.autistici.org/2000-maniax/ dal server ftp5.autistici.org al server ftp3.autistici.org alcuni file di questo e degli altri blog che ho sulla piattaforma Noblogs non saranno accassibili per qualche ora (forse fino a domani).
qui sotto c'è il messaggio che ho ricevuto oggi dal collettivo autistici/inventati:
This is an automated notice from Autistici/Inventati. Your web site has been moved to a different server, along with the following FTP accounts: 2000-maniax You should now use "ftp3.autistici.org" as the new FTP server. Bye!
--
Autistici/Inventati Collective http://www.autistici.org http://www.inventati.org
Ho trovato questo interessante articolo che spiega - in italiano - come funziona il plug in antispam reCAPTCHA (usato in questo ed altri blog sulla piattaforma noblogs per arginare le tonnellate di spam che infestano il network) e visto che magari la gente che legge questo blog non lascia i commenti perchè non ha capito come funziona ecco delle delucidazioni sul meccanismo informatico del plug in...
Ecco un sistema davvero geniale di fare captcha collaborativo: si chiama reCAPTCHA e sfrutta con maggiore produttività le 150.000 ore che ogni giorno l’uomo passa ad interpretare gli antispam!
Innanzitutto, però, occorre brevemente spiegare cosa sia un captcha: prendendo spunto dalle teorie di Turing,
il test captcha richiede ad un utente di scrivere quali siano le
lettere o numeri presenti in una immagine che appare distorta o
offuscata, in modo da discriminare se l’utente sia un umano o un
computer (più precisamente un bot di spam). Di solito, li troviamo nei form dei commenti dei blog o nelle pagine di registrazione di servizi web.
Pensate che, ogni giorno, 60 MILIONI di CAPTCHA sono risolti da esseri umani in tutto il mondo; considerando che ogni utente spende circa 10 secondi per leggere, interpretare e scrivere il captcha, abbiamo 150.000 ore di lavoro uomo che andrebbero inutilmente sprecate!
Ebbene, grazie a Daniele, ho scoperto che una società ha realizzato reCAPTCHA, un sistema captcha che sfrutta il lavoro collettivo, reindirizzando produttivamente le 150.000 ore al giorno, per digitalizzare libri antichi della Internet Archive!
Pare, infatti, che quando si scansiona un libro antico in maniera automatica, molto spesso il programma OCR incaricato di convertire le immagini digitalizzate in testo, non riesce nel suo lavoro, sia a causa dell’età del libro sia a causa della qualità della scansione.
Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che si potrebbe benissimo lasciare
il libro nel formato immagine (come il TIF che è adatto per la
conservazione di più immagini in un solo file): in realtà ciò è
sconsigliato perché, oltre ad occupare molto più spazio di un semplice
testo in ascii, il contenuto non può essere ricercato e analizzato
completamente, rendendo di fatto poco utilizzabile la scansione.
Quelli di reCAPTCHA, quindi, hanno pensato bene di sfruttare il sistema antispam per decifrare quelle parole che risultano incomprensibili ad un sistema computerizzato. Ovviamente, la domanda nasce spontanea: “Ma se il computer non sa a che parola corrisponde l’immagine
(visto che non è riuscito a digitalizzarla) come fa a capire se la
corrispondenza è giusta?”
Ebbene, anche a questo, vi è una soluzione che, almeno a mio parere, ha una buona valenza statistica: reCAPTCHA invia all’utente due parole:
una è quella che non riesce a leggere mentre l’altra è una parola
conosciuta. Ad entrambe vengono aggiunte linee e sono distorte alla
stessa maniera, per cui, se l’utente riesce a leggere con esattezza la parola conosciuta (che è possibile verificare) possiamo essere certi (con un minimo margine di errore) che anche quella sconosciuta sia esatta!
In questo modo, oltre a proteggere il proprio sito dallo SPAM è
possibile contribuire alla digitalizzazione di migliaia di libri
antichi che altrimenti andrebbero persi! In pratica, si mette in condivisione l’enorme archivio di conoscenze umane per digitalizzare i libri scritti prima dell’avvento del computer.
Ma i vantaggi non finiscono qui: oltre a lasciare il carico (seppur
minimo) per la creazione delle immagini ai server di reCAPTCHA, questo
servizio web presenta anche un filtro attivo sugli indirizzi IP e sono pronti a garantire il costante aggiornamento della sicurezza del loro sistema,
cosicché se qualche programmatore dovesse riuscire a creare uno spam
bot in grado di leggere le loro immagini distorte (e qui il filtro
sugli indirizzi IP svolge un ruolo determinante), sono pronti in
brevissimo tempo, ad aggiungere ulteriori linee, distorsioni o rumori di fondo, senza dover reinstallare nulla!
Ovviamente, questi aggiornamenti nella protezione del sistema, oltre a
difendere l’utente che si affiderebbe in toto a loro, serve anche a
dare maggiore valenza alle traduzioni:
cosa succederebbe se uno spam bot senza scrupoli, riuscendo a leggere
senza problemi uno delle due parole di reCaptcha (probabilmente quella
conosciuta da reCaptcha, visto che inevitabilmente è la più chiara),
inviasse parole casuali per le traduzioni dei libri antichi?
Si rischierebbe di avere migliaia di libri senza senso per un danno economico, oltre che di immagine e di tempo, enorme!
Il sistema di reCaptcha si presenta, quindi, molto affascinate e un
po’ sulla scia collaborativa di Wikipedia o altri sistemi di social network,
oltre ai vantaggi, può presentare svantaggi se non venisse monitorato
attentamente. In effetti, credo che, se il sistema della registrazione
degli IP con le parole risolte, funziona correttamente, credo che l’unico problema sia la minima percentuale (anche se forse non trascurabile) di errore umano.
Un’altro problema che riscontro è che il servizio prevede solo la visualizzazione di parole inglesi!
Se magari riuscissero a digitalizzare libri antichi italiani, forse
reCaptcha sarebbe benissimo utilizzabile nei blog italiani. E’ anche
vero, però, che molti sistemi captcha sono soliti usare la visualizzazione distorta di lettere scelte casualmente, per cui la presenza della lingua inglese nei captcha potrebbe essere meno dolorosa di quello che si potrebbe pensare.
Per rendere più usabile il sistema è stato previsto anche l’inserimento, per chi non riuscisse a leggere il testo, di un file audio disturbato da dei rumori di fondo, in cui si possono ascoltare 8 numeri da digitare poi nell’apposito campo.
Certo, in questo modo non si aiuta il progetto di digitalizzazione dei
libri antichi, ma si rende veramente universale il servizio!
Se volete usare reCaptcha, basta andare nella pagina delle risorse, e potete trovare 3 soluzioni di implementazione:
1: Il film "Monterey Pop" di D.A. Pennebaker è stato proiettato nella versione 16mm, contrariamente a quanto detto negli articoli precedenti.
2: Inoltre il film "La Rabbia" di Pier Paolo Pasolini non è reperibile (perchè è molto richiesto e ne sono state stampate pochissime copie che stanno girando in vari cinema d'Italia) e verrà sostituito con il film "Teorema" dello stesso autore
Prossimi appuntamenti con le Officine Cinematografiche:
Sala Cinema CPA Firenze Sud, via Villamagna 27/a:
'68 E DINTORNI (clicca per ingrandire)
Lunedì 13 ottobre - LONTANO DAL VIETNAM - FRANCIA - 1967 - A. Resnais, A.
Varda, J.Ivens, J. Luc Godard, C. Lelouch - doc. - b/n, col. -120'- 35mm
Lunedì 20 ottobre - MORGAN MATTO DA LEGARE - GRAN BRETAGNA - 1066 - Karel
Reisz -b/n - 97' - 16mm
Lunedì 27 ottobre - TEOREMA - ITALIA 1968 - Pier Paolo
Pasolini - col. - 98' - 35mm
Lunedì 3 novembre - LOTTE DI STRADA DEL '68 - ITALIA - 1997 - Silvano
Agosti - doc. - col. b/n - 30'
16mm. Segue ... - DOCUMENTARI SULLA GUERRA IN VIETNAM E SULLE MARCE PACIFISTE -
USA - 1968 - col., b/n - reportage di operatori indipendenti - 16mm
Jo La Face nel foyer della sala cinema del CPA Firenze sud
sullo sfondo nella foto: Isabella Rossellini - foto: Miccia (2006)
Jo la face sarà in trasmissione in direta su Controradio venerdi 4 luglio 2008 alle ore 18.00 dopo il notiziario per parlare dei suoi progetti estivi, del cinecamper che proieterà a Pelago all'On the Road festival e di altro ancora.